Cos'è una cena con delitto?
Se state visionando questo sito credo che sappiate già in cosa consista una cena con delitto. Ormai le pubblicità sul web si sprecano e molti ristoranti le organizzano per i propri convitati.
Vorrei però dare ugualmente una piccola definizione per i neofiti in modo da permettere loro la lettura delle prossime pagine avendo chiaro sin dall'inizio l'argomento di cui si sta parlando.
La cena con delitto è un gioco di ruolo che ha alla base una storia dai contorni gialli. Ogni partecipante interpreta un personaggio e ha degli obiettivi da portare a termine. C'è chi uccide, chi indaga, chi suo malgrado muore. C'è chi conclude affari, chi si vendica di torti subiti, chi agisce per un ideale, chi per interesse.
Tutti i partecipanti recitano una parte e interagiscono con gli altri muovendosi in un luogo, una casa, un giardino, un qualsiasi spazio all'interno o all'esterno di un edificio, che permetta loro di parlare ed interagire con tutti i presenti, ma anche di avere colloqui a due, lontano da occhi indiscreti, nel caso debbano affrontare una questione riservata, o nel caso uno dei due debba, ad esempio, commettere un omicidio.
La mia passione per le cene con delitto è nata nel corso dei festeggiamenti per un ultimo dell'anno. Era la prima volta a cui partecipavo a questo gioco di ruolo.
In realtà già da tempo desideravo prenderne parte. Ne leggevo le pubblicità su internet e mi dicevo che prima o poi sarei andata in uno di quei ristoranti che le organizzano. Ciò che mi frenava era il costo della cena (cifre non inferiori alle 39 euro) e il fatto che non riuscivo a mettermi d'accordo con i miei amici per una data precisa. Una volta non poteva uno, la volta successiva non poteva l'altro. Ed era un continuo rimandare.
E così quando un'amica mi disse che ne stava organizzando una per San Silvestro accettai con entusiasmo.
Lei e il compagno l'avevano scritta in un pomeriggio e avevano scelto la loro casa come luogo in cui si sarebbe svolto il gioco.
La loro organizzazione mi è servita molto in seguito, quando ho deciso io stessa di organizzarne e quando ho pensato di realizzare questo sito.
Quella sera del 31 dicembre tutti noi partecipanti arrivammo nella loro villetta isolata della provincia pavese intorno alle 21.00. Sistemammo in cucina e sul tavolo del salotto tutti i piatti che avevamo cucinato (sarebbe stata una cena a buffet, l'ideale per le cene con delitto) e poi iniziammo il gioco.
A ciascuno di noi venne fatto pescare un foglio sul quale erano indicate le caratteristiche del nostro personaggio e gli obiettivi da portare a termine nel corso della cena.
Prima di iniziare, ma dopo che ciascuno aveva avuto la scheda-personaggio, gli organizzatori ci dissero che la serata era ambientata il 31 dicembre del 1943 presso una villa di Salò dove erano presenti molti esponenti dell'alta società fascista per festeggiare il Capodanno insieme al Duce. Loro stessi interpretavano, l'uno, Benito Mussolini e, l'altra, una veggente di fiducia del Duce.
Io interpretavo la parte di una ricca signora, sorella di un importante ministro mussoliniano, una donna timida e riservata che in tutta segretezza aiutava gli ebrei a fuggire dall'Italia collaborando con un'organizzazione a capo della quale c'era un prete. Dato che una giornalista ficcanaso aveva scoperto la mia attività e mi ricattava avevo l'obiettivo di ucciderla. Questo, in sintesi, era ciò che diceva la scheda del mio personaggio. L'arma del delitto era una pistola e il nome di tale oggetto mi era stato scritto su un foglietto a parte che io conservavo in tasca. Foglietto che mi era stato fornito a inizio gioco dagli organizzatori dopo aver detto loro quale personaggio mi era toccato interpretare.
Durante la cena la ragazza che interpretava la giornalista mi stava lontana. Probabilmente la scheda del suo personaggio le diceva di diffidare di me, ma io piano piano cercavo di avvicinarla promettendole, falsamente, che l'avrei pagata perché lei non rivelasse la mia attività.
E alla fine lei ci cascò. La invitai a seguirmi in cucina e lì, di nascosto da tutti, anziché tirare fuori un assegno, le mostrai il bigliettino con la scritta “pistola” facendole capire che era morta (“ah ah ah” le feci anche una grossa risata in quanto ero felice di aver portato a termine l'obiettivo).
Poi uscii dalla stanza e mi diressi verso uno degli organizzatori per dirgli cosa avevo fatto. Lei nel frattempo si era stesa per terra.
Fu l'organizzatore a fare scoprire il cadavere agli altri personaggi e a far dare inizio alle indagini.
Col senno di poi e con l'esperienza compresi che avrei anche potuto evitare di andare dall'organizzatore a rivelare il delitto. Qualcuno passando dalla cucina se ne sarebbe accorto sicuramente e tutto sarebbe stato più naturale.
Iniziate le indagini io mi ero seduta sul divano in attesa che mi venissero poste delle domande per valutare un mio possibile movente. Ma la guardia personale del Duce, che aveva il compito di indagare sui reati che si sarebbero potuti verificare nel corso della serata, non arrivò mai lontanamente a sospettarmi.
Anche perché io, prima di ammazzare la giornalista, avevo messo in giro voci false che potevano rendere sospetti altri personaggi. Ad una mia amica, che interpretava la moglie del ministro mussoliniano e che era quindi mia cognata nella vicenda, avevo fatto credere che dalle casse di famiglia fossero fuoriuscite grosse cifre a favore della giornalista stessa. In questo modo le avevo fatto pensare che giornalista e ministro fossero amanti, che lei lo ricattava e che lui l'aveva zittita. Nulla di più falso.
Tutta baldanzosa per aver portato a termine l'obiettivo, allontanando da me i sospetti, rimanevo in attesa che il caso venisse risolto quando la stessa mia cognata iniziò a sentirsi male e a svenire (stava naturalmente recitando) fino a quando non ne fu decretata la morte per avvelenamento.
Io che non pensavo minimamente che ci sarebbero stati altri morti e che mi ero fatta l'idea che tutta la serata avrebbe avuto al centro le indagini relative all'omicidio che avevo commesso mi dovetti ricredere. Non ero io al centro dell'attenzione. Ora i partecipanti dovevano scovare oltre che il colpevole dell'assassinio della giornalista avvenuto con un'arma da fuoco, anche l'omicidio per avvelenamento della moglie del ministro.
Ciascuno di noi aveva degli obiettivi e li doveva portare a termine.
Prima della fine della serata morì anche il personaggio del prete, colui che era a capo dell'organizzazione che aiutava gli ebrei a fuggire dall'Italia con la quale anche io collaboravo. Fu la stessa guardia personale del Duce ad assassinarlo. Mia cognata invece era stata avvelenata dalla moglie del suo amante (una donna ebrea sposata ad un industriale) stanca dei continui tradimenti del marito.
Un'amica di questa invece, “donna anticonformista e pittrice affermata”, ci uccise tutti perché riuscì a posizionare una bomba senza che né la guardia del duce, né la giornalista ficcanaso, né il prete a cui aveva rivelato in confessione il suo proposito, riuscissero a fermarla. L'unica che si salvò fu la sua amica ebrea, moglie dell'industriale e assassina di mia cognata, che scappò via con lei prima che la bomba scoppiasse.
Le due donne uscirono dall'appartamento fingendo di andare a fumare una sigaretta. Io che non ero a conoscenza del rischio che potesse scoppiare una bomba non ebbi alcun sospetto in merito alla loro uscita. E con me nemmeno altri.
Chi era a conoscenza della possibilità che ci fosse un attentato o era morto e non poteva più fare nulla (la giornalista e il prete) oppure era impegnato in altri traffici (guardia del Duce) e non si rese conto che quell'uscita di scena era quantomeno sospetta.

Nel corso della cena con delitto non vennero portati a termine solo omicidi. C'era chi doveva ottenere dei lasciapassare per poter fuggire dall'Italia, chi doveva proteggere i lasciapassare che aveva in possesso, chi doveva rubare dei carteggi di Mussolini, chi doveva nascondere le proprie origini ebraiche, chi doveva procurarsi dei documenti falsi, chi doveva conquistare la fiducia di Mussolini per vendergli delle armi, chi doveva convincere il proprio amante a lasciare la moglie e così via.
Ognuno di noi si era immedesimato nella parte e si muoveva tra le stanze della casa cercando di portare a termine i compiti che la sua scheda-personaggio gli aveva affidato.
Ognuno di noi era un attore della storia e non uno spettatore.
Preciso questo aspetto per differenziare le cene con delitto presentate in questo sito da quelle che si svolgono nei ristoranti di cui c'è ampia pubblicità nei siti internet. Quelle in cui i partecipanti sono seduti ad un tavolo e assistono tra una portata e l'altra ad una recita di attori che mettono in scena un giallo e alla fine i commensali tentano di scoprire il colpevole del reato.
In quelle cene il partecipante svolge il ruolo di investigatore. Gli vengono presentati degli indizi e in conclusione di serata, insieme ai suoi compagni di tavolo con cui forma una squadra investigativa, ipotizza come secondo lui si sono svolti i fatti.
Anche io una volta, dopo una lunga ricerca tra quelle meno costose e non molto lontano da casa, ci ho preso parte. Con me c'era un mio amico.
Arrivati al ristorante gli organizzatori ci hanno fatto sedere al tavolo dove abbiamo conosciuto gli altri commensali che facevano parte della nostra squadra investigativa.
Sul tavolo c'era una scheda che spiegava gli antefatti della vicenda e presentava i protagonisti della storia. Un capofamiglia morto in circostanze strane, tre fratelli “problematici” tra i quali si poteva nascondere un assassino, una sorellastra di cui nessuno conosceva l'esistenza che si presentava improvvisamente per capire cosa fosse successo (o forse per avere la sua parte di eredità) una nuora arrivista che difendeva gli interessi della famiglia ma che non era mai stata fedele al marito.
Dopo aver letto questa presentazione gli attori entrarono in scena e si presentarono. Il loro palcoscenico era la sala ristorante tra gli schiamazzi di qualche commensale impegnato a farsi gli affari suoi.
Tra una portata e l'altra i personaggi fornivano nuovo materiale per tirare le fila della vicenda in modo che ogni squadra investigativa potesse dire come si erano svolti i fatti.
Purtroppo i soli attori erano i padroni della storia e potevano cambiare le carte in tavola come volevano.
Dopo averci fornito i loro alibi e averci fatto fare delle ipotesi in base a quelli, ci venne detto che gli alibi erano falsi, ma nessuno dei commensali aveva avuto modo, attivamente, di scoprire la veridicità o meno degli stessi. Dovevamo fidarci di loro e dovevamo accettare pedissequamente le versioni forniteci
.
Alla fine quando i partecipanti dovettero scrivere nero su bianco la soluzione del caso, ovvero assassino, arma del delitto e movente, non indovinò quasi nessuno. Scoprì il colpevole solo una squadra investigativa, una famiglia con bambini piccoli che aveva seguito ben poco la rappresentazione e che tirò un po' a caso.
Di quella serata ho un buon ricordo degli attori, veramente bravi, forse un po' troppo per un pubblico che non li seguiva con la dovuta attenzione, ma se devo essere sincera quando io ho organizzato o preso parte a cene con delitto in cui tutti erano personaggi attivi mi sono divertita molto di più.
La cena con delitto al ristorante è un'esperienza da fare. Se il ristorante cucina buoni piatti, la compagnia è simpatica e amante del giallo, passerete una buona serata. Ma l'esperienza fornita è molto simile alla lettura di un romanzo. L'autore vi porta dove vuole e se ha scritto una buona trama siete invogliati ad arrivare fino alla fine, ma non siete un personaggio che agisce all'interno della storia. Siete sempre uno spettatore.
Se siete soliti navigare sul web avrete gioco facile a scoprire i siti che pubblicizzano le cene con delitto. Siti che si stanno moltiplicando. Oltre alle cene con delitto in ristoranti di cui abbiamo già parlato vengono organizzati week end con delitto in castelli, brunch e aperitivi con delitto. Ci sono associazioni che li organizzano per le aziende affinché i dipendenti imparino a interagire meglio tra di loro.
Se l'associazione è seria il risultato sarà buono ed anche io, prima o poi, mi sono ripromessa che parteciperò a un week end con delitto nel castello. Ma fintanto che non si riesce ad organizzare e a trovare amici disposti a spendere qualche cifra in più continuerò ad organizzare cene con delitto nelle nostre case e senza spese.
E questo sito serve proprio a questo: organizzare cene con delitto nelle nostre case senza spese né grandi impegni.
 


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